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Melasma e iperpigmentazione ormonale: cosa funziona davvero
La macchia simmetrica su zigomi, fronte e baffetto comparsa in gravidanza o con la pillola non e' una macchia solare qualsiasi. Cos'e' il melasma, perche' resiste alle creme schiarenti banali, e cosa ha senso provare prima di rivolgersi al dermatologo.
Te ne sei accorta forse durante la gravidanza, o qualche mese dopo aver iniziato la pillola: una macchia bruna che si e' disegnata simmetrica su zigomi, fronte, sopra il labbro. Non e' una lentigo solare classica, non e' la macchia post-brufolo, e soprattutto non sparisce con la prima crema schiarente del banco. Il nome tecnico e' melasma, e si comporta in modo diverso da tutte le altre iperpigmentazioni. Prima di spendere in attivi che non funzionano, vale la pena capire cosa hai davanti — perche' il melasma chiede pazienza, SPF assoluto e, spesso, l'aiuto di un dermatologo.
*Articolo redatto dalla redazione Biocaresse. Le affermazioni scientifiche sono verificate su fonti peer-reviewed; i riferimenti completi sono disponibili in fondo alla pagina.*
Cos'e' il melasma
Il melasma e' una iperpigmentazione cronica della pelle del viso, caratterizzata da macchie brune o grigio-brune, spesso simmetriche, localizzate tipicamente su guance, fronte, labbro superiore (il classico "baffetto"), mento e a volte sul dorso del naso. La causa diretta e' una iperattivazione dei melanociti, le cellule che producono melanina: producono troppo pigmento, e in modo irregolare, in zone specifiche.
Cosa scatena questa iperattivita'? Una combinazione di tre fattori che si rinforzano a vicenda. Gli ormoni in primis: estrogeni e progesterone sembrano sensibilizzare i melanociti, ed e' il motivo per cui il melasma compare in gravidanza (la cosiddetta "maschera gravidica" o cloasma), con la pillola anticoncezionale, durante la terapia ormonale sostitutiva in menopausa. Il sole e' il secondo fattore: i raggi UV — e anche la luce visibile blu, importante saperlo — innescano la produzione di melanina nelle zone gia' sensibilizzate. La predisposizione genetica completa il quadro: il melasma e' piu' frequente nelle persone con fototipi III-V, e ha una componente familiare.
E' una condizione medico-estetica, non una semplice macchia solare. Lo skincare puo' supportare un aspetto piu' uniforme, ma non "cura" il melasma nel senso medico del termine.
Differenza con macchie solari e PIH post-acne
Confondere il melasma con altri tipi di iperpigmentazione e' il modo piu' veloce per scegliere il trattamento sbagliato. Tre fenomeni diversi, tre approcci diversi.
Lentigo solari. Sono le macchie marroni, piccole e tondeggianti, che compaiono dopo i 40-50 anni nelle zone esposte cronicamente al sole (dorso delle mani, decollete, zigomi). Sono asimmetriche, ben delimitate, monomorfe nella forma. La causa e' fotodanno accumulato negli anni, non un fattore ormonale. Rispondono bene a vitamina C, alfa-arbutina, niacinamide, e ai trattamenti di consultazione dermatologica (laser, peeling).
PIH — iperpigmentazione post-infiammatoria. E' la macchia bruna che resta dopo un brufolo, una scottatura, una piccola ferita. E' "localizzata" dove c'e' stata infiammazione, non simmetrica, tende a sfumare in mesi o anni se eviti il sole sulla zona. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell'articolo sulle macchie post-acne.
Melasma. Simmetrico, bilaterale, a "mappa" con bordi sfumati, su zone tipiche del viso, comparso in concomitanza con un evento ormonale. E' la combinazione di questi indizi a fare la differenza. Se ti riconosci in questo quadro, il melasma e' una ipotesi seria — ma la diagnosi definitiva la fa il dermatologo, anche con l'aiuto della lampada di Wood, che distingue il melasma epidermico (piu' rispondente al trattamento) da quello dermico (piu' resistente).
Acido tranexamico topico
Tra gli attivi piu' studiati negli ultimi anni per il melasma, l'acido tranexamico e' quello che ha mostrato risultati piu' interessanti. Originariamente usato per via orale in ambito ematologico, e' stato studiato in formulazione topica per la sua capacita' di interferire con il rilascio di prostaglandine indotto dagli UV, riducendo a cascata l'attivazione dei melanociti. Una review pubblicata su Journal of the American Academy of Dermatology (Schwartz et al., 2017) raccoglie diversi studi clinici che mostrano miglioramento visibile su MASI score in pazienti con melasma trattati con tranexamico topico al 2-5%, spesso in combinazione con altri attivi schiarenti.
E' un attivo che ha senso valutare per chi ha melasma. Va integrato gradualmente nella routine, lasciando il tempo di vedere risultati (almeno 8-12 settimane di uso costante), e abbinato in modo non negoziabile a SPF assoluto — senza protezione solare, qualsiasi attivo schiarente perde efficacia. Lo skincare con tranexamico attenua visivamente l'intensita' della macchia e favorisce un aspetto piu' uniforme, ma non elimina la predisposizione che ha generato il melasma in partenza.
Alfa-arbutina, vitamina C
Due attivi piu' "classici" da considerare insieme o in alternativa al tranexamico, soprattutto se cerchi formulazioni piu' diffuse e meno costose.
Alfa-arbutina. Derivato dell'idrochinone presente in piante come l'uva ursina, agisce inibendo la tirosinasi, l'enzima chiave nella produzione di melanina. E' considerata piu' delicata dell'idrochinone (che in cosmetica europea e' vietato in concentrazioni libere) e ben tollerata anche su pelli sensibili. Funziona meglio in concentrazioni intorno al 2%, e su pelle pulita prima dell'idratante.
Vitamina C (acido L-ascorbico o derivati stabili). Antiossidante che agisce su piu' fronti: riduce lo stress ossidativo indotto dagli UV, interferisce con la sintesi di melanina, supporta la sintesi di collagene. Per il melasma e' un coadiuvante utile, soprattutto in concentrazioni 10-20% al mattino sotto SPF. Le formulazioni stabilizzate (sodio ascorbil fosfato, tetraisopalmitato di ascorbile) sono piu' tolleranti e meno irritanti dell'acido L-ascorbico puro, che pero' resta il piu' studiato.
Combinare un attivo schiarente al mattino (vitamina C) e uno alla sera (alfa-arbutina o tranexamico) e' una strategia ragionevole. Mai sovrapporre troppi attivi: tre o quattro applicati senza criterio irritano e peggiorano l'iperpigmentazione.
SPF assoluto, riapplicato
Questo e' il punto che fa la differenza tra una routine che funziona e una che gira a vuoto. Senza protezione solare quotidiana, ad ampio spettro, SPF 50, riapplicata ogni 2-3 ore quando sei all'aperto, qualsiasi attivo schiarente perde efficacia e il melasma tende a ripresentarsi o peggiorare. Vale anche d'inverno, anche con il cielo coperto, anche se passi la giornata in ufficio vicino alla finestra.
Per il melasma in particolare, conta anche la luce visibile (soprattutto la componente blu): scegli filtri solari con ossido di ferro nelle formulazioni colorate, perche' sono gli unici a schermare efficacemente anche questa porzione dello spettro. Le creme solari trasparenti puramente UV-A/UV-B non bastano per chi ha melasma attivo.
E' la regola piu' noiosa da rispettare e quella che fa il 70% del risultato. Se devi scegliere una cosa sola da fare bene, e' questa.
Quando dal dermatologo
Lo skincare cosmetico ha un tetto. Per il melasma persistente, esteso o resistente alle routine costanti di sei-dodici mesi, il passaggio dal dermatologo non e' un'opzione di lusso ma il passo logico successivo. Le terapie a prescrizione medica includono formulazioni topiche con idrochinone in concentrazione controllata, combinazioni triple (Kligman), tretinoina, peeling medici (acido glicolico ad alte concentrazioni, TCA, acido mandelico) e, in casi selezionati, laser specifici per il melasma. Sono strumenti che richiedono diagnosi, supervisione, follow-up: non si improvvisano in autonomia.
Per il melasma persistente serve il parere di un dermatologo. Lo skincare e' supporto, non sostituto.
Riassumendo
Il melasma e' una iperpigmentazione cronica con base ormonale e sole come trigger, diversa dalle macchie solari classiche e dalla PIH post-acne. Lo skincare puo' fare molto come supporto — tranexamico topico, alfa-arbutina, vitamina C — ma solo se abbinato a SPF 50 quotidiano, riapplicato, e meglio se con ossido di ferro per schermare anche la luce visibile. I tempi sono lunghi: tre-sei mesi minimo per vedere un attenuamento visibile, e la predisposizione resta. Per casi persistenti o estesi, il dermatologo ha strumenti che noi non abbiamo. Pazienza, costanza, SPF: tutto il resto viene dopo.
Fonti
- Schwartz, C., Jan, A., & Zito, P. M. (2017). Hydroquinone and tranexamic acid in melasma. *Journal of the American Academy of Dermatology*. - Sarkar, R., et al. (2014). Cosmeceuticals for hyperpigmentation: what is available? *Journal of Cutaneous and Aesthetic Surgery*. - Passeron, T., & Picardo, M. (2018). Melasma, a photoaging disorder. *Pigment Cell & Melanoma Research*.