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PAO: quanto dura davvero un cosmetico aperto

Il simbolino del barattolo aperto con scritto 12M o 6M sul retro dei cosmetici dice qualcosa di importante. Vediamo cosa significa, quando ignorarlo non e' un dramma e quando invece fa la differenza.

di Redazione Biocaresse — Team editoriale·

Hai presente quel disegnino sul retro dei cosmetici, un barattolo aperto con dentro scritto "12M" o "6M"? Per anni lo abbiamo ignorato tutti. Eppure quel simbolino indica quanto tempo il prodotto resta in buone condizioni dopo che hai tolto il sigillo. Si chiama PAO, Period After Opening, ed e' obbligatorio per legge. Per una crema corpo che apri d'estate e finisci d'inverno cambia poco. Per un siero alla vitamina C aperto da otto mesi, invece, puo' fare una differenza concreta su quello che stai applicando in faccia.

Cos'e' il PAO e perche' esiste

Il PAO (Period After Opening) e' regolato dal Regolamento europeo 1223/2009 sui prodotti cosmetici. La regola e' semplice: ogni cosmetico con una durata superiore ai 30 mesi deve indicare, tramite il simbolo del barattolo aperto, entro quanti mesi va consumato una volta aperto. I valori piu' comuni sono 6M, 12M, 18M, 24M, 36M.

Attenzione: il PAO non e' una data di scadenza nel senso alimentare. Il prodotto chiuso e sigillato puo' durare anni senza problemi. Il conto parte dal momento in cui rompi il sigillo e l'aria, le mani e i microrganismi cominciano a entrare in contatto con la formula.

Cosa succede a una formula "vecchia"

Quando un cosmetico va oltre il suo PAO succedono tre cose, in ordine di gravita'.

Ossidazione. Gli ingredienti reattivi entrano in contatto con l'ossigeno e si trasformano. Il colore cambia, l'odore vira, alcuni ingredienti smettono di fare quello che dovevano fare.

Perdita di efficacia. I principi funzionali si degradano. La concentrazione utile scende sotto la soglia in cui il prodotto faceva qualcosa di tangibile. Non e' "scaduto", semplicemente non funziona piu' come quando era nuovo.

Rischio di contaminazione microbica. I conservatori si esauriscono. Batteri e muffe trovano terreno fertile, soprattutto se ti immergi le dita dentro il vasetto. Questo e' il rischio piu' concreto per la pelle, anche se nei prodotti ben formulati i conservatori reggono a lungo.

Ingredienti che cedono per primi

Non tutte le formule invecchiano allo stesso modo. Alcuni ingredienti sono notoriamente instabili e perdono efficacia in fretta una volta esposti ad aria e luce.

- Vitamina C (acido ascorbico puro): l'esempio classico. Si ossida in poche settimane se il packaging non protegge bene. Se il tuo siero alla vitamina C e' diventato giallo scuro o arancione, e' ossidato. - Retinolo e retinoidi: instabili alla luce e all'ossigeno. Vanno in formule opache e ben sigillate. - Polifenoli e antiossidanti vegetali (resveratrolo, tocoferolo, estratti di te' verde): si degradano con l'esposizione prolungata all'aria. - Acidi esfolianti (AHA, BHA): piu' stabili dei precedenti, ma la concentrazione effettiva puo' calare nel tempo.

Per questi ingredienti il PAO conta davvero, soprattutto se il prodotto e' in un packaging vulnerabile.

Il packaging fa meta' del lavoro

Due formule identiche dentro packaging diversi hanno vite diverse.

Packaging che protegge. I sistemi airless (quei flaconi con il pistone interno che spinge il prodotto fuori senza far entrare aria) sono lo standard d'oro per formule sensibili. I pump opachi sigillati vanno bene, soprattutto se il vetro o la plastica sono scuri. Bloccano luce e aria nello stesso tempo.

Packaging vulnerabile. Il vasetto a bocca larga e' il peggior nemico delle formule attive: ci infili le dita, esponi tutta la superficie all'aria a ogni apertura, contamini con batteri della pelle. Le formule in vasetto andrebbero scelte solo per prodotti stabili (oli, balsami, burri vegetali). I tubi trasparenti sono un'altra cattiva idea: la luce passa e accelera l'ossidazione.

Se compri un siero alla vitamina C in vasetto trasparente, il PAO scritto in etichetta e' gia' una promessa ottimistica.

I segnali che ti dicono di buttare il prodotto

Anche senza guardare il PAO, una formula compromessa di solito si vede e si sente.

- Cambio di colore. Il siero limpido diventa giallo scuro o ambrato. La crema bianca vira al beige sporco. E' ossidazione. - Odore diverso. Acido, rancido, "vecchio", chimico. Se quando apri il flacone l'odore non ti convince, fidati del naso. - Separazione visibile. L'emulsione si rompe, vedi una fase acquosa e una fase oleosa staccate. Non e' piu' una crema, e' due cose diverse nello stesso barattolo. - Texture cambiata. La crema diventa granulosa, il siero piu' denso, l'olio piu' viscoso. Significa che la struttura della formula ha ceduto.

Uno solo di questi segnali basta. Non riportare in vita un prodotto compromesso, butta e basta.

Cosa puoi usare oltre il PAO e cosa no

Qui serve onesta'. Il PAO e' una linea guida del produttore, non una sentenza al millesimo.

Puoi tirare per le lunghe oli vegetali puri e stabili (squalano, jojoba), balsami a base di cere, burri di karite' puri ben conservati. Sono formule semplici, senza acqua, con poche occasioni di degradarsi davvero.

Non tirare per le lunghe sieri acquosi con principi attivi, vitamina C, retinolo, prodotti in vasetto aperto da piu' di sei mesi, qualunque cosa abbia gia' uno dei segnali di degrado visti sopra. Il rischio non e' tanto "non funziona piu'", quanto "applico in faccia una formula che non e' piu' quella che ho comprato".

In sintesi

Il PAO non e' una scadenza dramatica, e' un'informazione utile. Annota la data di apertura sul flacone con un pennarello (un trucchetto banale che cambia tutto). Scegli packaging che protegge, soprattutto per attivi instabili. E quando un prodotto ti sembra diverso da com'era all'inizio, fidati: probabilmente lo e'.